Tutte le feste portati via

Dovrei scusarmi ancora una volta con i lettori e le lettrici di questo blog, un po’ per l’ennesimo ritardo e un po’ per essermi concesso un turno di riposo durante il periodo natalizio. Certo, il danno non può essere grave, viste le statistiche sulle visite di WordPress non credo di aver lasciato molti scontenti, e poi il mio turno risultava il 28 di dicembre, quando forse avevate meno voglia voi di leggere che io di scrivere, sicché magari queste scuse non sono poi così dovute.

Ho dovuto prendermi uno stop perché lavoro nella ristorazione, in cucina, e se è cosa nota che sotto le feste ci si abbuffi a dismisura, forse solo chi lavora nel settore può comprendere la vastità del fenomeno. Specialmente qui nel Regno Unito per due mesi i locali pubblici vengono presi d’assalto, i clienti aumentano esponenzialmente ed insieme a loro le ore di lavoro; il tempo libero è ridotto al minimo e la maggior parte di esso la si passa dormendo o almeno cercando di dormire.

Non so se le cose siano cambiate giù “in patria”, dove per cena di Natale, almeno durante la mia (comunque recente) gioventù, s’intendeva perlopiù la grande mangiata coi parenti che al più durava dalla vigilia a Santo Stefano, ma quassù, a banchettare con parenti, amici e colleghi, si inizia dai primi di novembre (a volte con tavoli prenotati già dall’estate) e per alcuni sono più i giorni in cui si cena fuori che quelli in cui si sta a casa; inizi a chiederti appena dopo il primo mese se l’intera città non sia già passata per il tuo locale, mentre le prenotazioni continuano ad aumentare di giorno in giorno.

Una volta fuori poi inizi a chiederti se il council non stia utilizzando comparse in grande quantità, per oliare il meccanismo del consumismo natalizio, perché se magari la maggior parte della gente mangia nei ristoranti più in questo periodo che durante tutto l’anno, spiegando l’aumento di avventori, è la gente che sta fuori dai locali che a volte non si spiega così facilmente. Certo, sono in molti quelli che vanno all’assalto dei negozi del centro a comprare regali, magari più per se stessi che per gli altri, ma la spesa al supermercato uno la deve fare tutto l’anno, perché la fila è ogni giorno dieci volte più lunga? E perché succede lo stesso all’off-licence (la botteghina dell’indiano che qui fa anche da tabacchino), che sembra persino che la gente fumi più del solito? Ok, considerata l’atmosfera che spinge tutti a spendere di più, il turismo di stagione, i conti finiscono sempre per tornare, ma poi ti rendi conto che non sono solo i consumatori, la parte “economicamente attiva” della società ad aumentare, ti guardi intorno e ti rendi conto che nelle stesse proporzioni è cresciuta la presenza dei senzatetto.

Ora, Cardiff è una città con un grosso problema riguardante gli homeless, non conosco i dati del fenomeno, ma sembra che sia persino più grave che a Londra (in proporzione naturalmente), e a Natale i loro numeri crescono a dismisura, in ogni angolo ne trovi un paio, per ripararsi dal freddo la sera ergono tendopoli, man mano che i negozi abbassano le serrande; sono attirati dalla folla che, nonostante i pagamenti col bancomat ormai siano normali persino per pagare un caffè, porta sempre con sé grandi quantità di moneta.

Sono lì con i loro quattro stracci, con il loro aspetto sciupato, con la loro mano tesa e tutta la passivo-aggressività che puoi mettere in un “Buone Feste”, a ricordarti di che a Natale bisogna essere tutti più buoni, e tu vuoi essere più buono, anche se qualche spicciolo gliel’avresti gettato pure a Maggio, perché buono ci devi essere tutto l’anno, perché non c’è un mese all’anno nel quale sei legittimato ad essere uno stronzo. Ma sei un essere umano e non hai una manopola che devi ricordarti di girare il primo di novembre, sei un essere umano e sei dotato di bontà e cattiveria nelle giuste quantità per tutto l’anno, da usare nelle giuste situazioni. Dai qualche moneta al primo, una sigaretta al secondo, al terzo non puoi che sorridere e dirgli che ti dispiace, ma non hai più nulla in tasca, poi ti accorgi che non sei neanche a metà strada ed al prossimo vorresti solo dire che nonostante l’atmosfera resa fiabesca da addobbi e decorazioni non sei né Hansel né Gretel e non hai alcun bisogno di disseminare tutto ciò che possiedi lungo il tragitto per ritrovare la strada di casa.

Nervosamente cerchi la manopola da girare, ma tutto quello che puoi fare è metter su la tua faccia buona, quella che per tutto l’anno indossi nelle giuste occasioni, ma che a Natale sei costretto a tirare fuori ogni dieci minuti, anche quando hai passato mezz’ora del tuo break in fila per prendere un caffè ed ora hai solo il tempo di buttarlo giù velocemente prima di tornare a lavoro, perché se chi sta alla cassa ti augura un buon Natale, tu non puoi certo rispondere “Buon Natale un cazzo”.

Per carità, una risposta così sarebbe rude anche a Maggio, e forse è proprio questo il problema. Buoni si deve essere tutto l’anno, ancora più buoni bisogna essere sotto Natale, ma tutta la cattiveria che accumuliamo generata dallo stress, dalle frustrazioni, dalla stanchezza, quando e dove la possiamo sfogare? Certo ci sono passatempi attraverso i quali canalizzarla e dissiparla, si può fare a botte su un ring, fumare due pacchetti di sigarette al giorno, imparare alla chitarra un pezzo degli Slipknot, ma passato l’effetto placebo la voglia di mandare qualcuno gratuitamente a fare in culo rimane sempre li.

Ci vorrebbe un periodo di contrasto: magari non due mesi, basterebbe una settimana, un periodo nel quale si possa essere tutti un po’ più cattivi, nel quale si possa mandare bossianamente “a lavurà” il prossimo barbone che ti chiede l’elemosina, o chiedere alla cameriera del bar quanto cazzo ci vuole per avere un semplice caffè, aspettandosi una risposta a tono, legittima, sincera, onesta, perché almeno nella comunicazione non c’è niente di più onesto della cattiveria, mentre quella faccia buona che le circostanze spesso ci richiedono d’indossare non è che una maschera, che tra Novembre e Dicembre non fa che appesantirsi della retorica del buonismo natalizio fino quasi a soffocarci.

Ma per fortuna anche quest’anno le feste son passate, come ogni anno é arrivata la Befana e se le è portate via, ed ora possiamo togliercela quella maschera e, finalmente, possiamo tornare a respirare, ad essere tutti un po’ meno buoni.

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